Luigi Presicce


Il cherubino rubato, 2021

cm 70 x 105

Foto su carta baritata



Luigi Presicce rielabora il celebre dipinto L’angelo ferito (1903) del pittore simbolista finlandese Hugo Simberg, uno dei principali riferimenti iconografici dell’artista. Come nell’opera originale, due ragazzi trasportano una figura angelica bendata e vulnerabile; tuttavia l’artista trasferisce questa immagine nel contesto della tradizione pugliese delle processioni religiose, dove il cherubino assume il valore di un simulacro sacro portato dalla comunità. Attraverso il linguaggio del tableau vivant, Presicce costruisce un ponte tra storia dell’arte, ritualità popolare e sensibilità contemporanea. L’opera diventa una meditazione sulla fragilità umana, sulla perdita e sulla necessità della cura, ma anche sul valore della relazione. La figura del cherubino, privata della vista e affidata agli altri, rappresenta una condizione universale di vulnerabilità che richiede accoglienza e attenzione. Al centro della scena emerge il valore del dono, inteso come gesto gratuito di sostegno e responsabilità verso l’altro. I giovani portatori non compiono soltanto un’azione fisica, offrono il proprio tempo, la propria forza e la propria presenza a chi non può procedere da solo. In questa prospettiva il trasporto diventa metafora della solidarietà umana, della capacità di farsi carico delle fragilità altrui e di riconoscere nell’altro una parte di sé. Come nelle processioni popolari, il valore dell’azione risiede nella partecipazione collettiva: la cura dell’altro diventa un patrimonio condiviso e un’esperienza che rafforza i legami sociali. Presicce trasforma così un’immagine simbolista in una riflessione attuale sulla compassione, sull’empatia e sul significato profondo del prendersi cura, ricordandoci che la vera ricchezza di una comunità risiede nella sua capacità di dare e di custodire ciò che appare più fragile.

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